La co-dipendenza: i gruppi di sostegno per i familiari

Anche chi vive con un alcolista, un tossicodipendente, o un giocatore compulsivo ha bisogno d’aiuto.

Anzi, spesso i familiari soffrono di quella vera e propria malattia che si chiama co-dipendenza: non sono loro a bere, a drogarsi, a mettere in atto un comportamento compulsivo, ma è come se fossero essi stessi drogati dallo stress, dai ragionamenti malati, dalla necessità di controllare sempre il comportamento di chi sta loro accanto.

Spesso i partner di chi ha un problema di dipendenza vivono ansia (il dipendente ha dei frequenti sbalzi d’umore) paura (specie quando il familiare malato è anche violento), insicurezza economica, mancanza d’affetto, senso di vergogna e isolamento. S

ono condizioni pensantissime per un coniuge o un genitore, ma forse ancor più devastanti per un figlio, che crescendo non riceve l’amore e l’attenzione cui avrebbe diritto, e assorbe sensazioni di paura e incertezza a un livello molto profondo.

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Alcol e donne

IL 30-40% delle persone che frequentano AA è di sesso femminile. Ma chi sono queste donne? Il profilo dell’alcolista sta cambiando, dicono ad AA.

In passato erano il più delle volte casalinghe, che bevevano in casa, lontano da occhi indiscreti, affogando nell’alcol la disperazione per la solitudine, o per un matrimonio mal riuscito. Oggi sono sempre più spesso donne giovani, professioniste: iniziano a bere un aperitivo in più con gli amici, un bicchiere di troppo a una cena di lavoro: si accorgono magari che l’alcol dà una (momentanea e illusoria) sicurezza. Dati certi è impossibile averli, ma l’impressione è che lo stress lavorativo, la competizione per emergere, il bisogno di essere sempre all’altezza giochino un ruolo non indifferente. Il bicchiere dà la spinta, ma poi diventa una trappola.

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