Amare un narcisista: le domande da farti

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amare un narcisista

È possibile ricevere amore da un narcisista? Molto spesso, nelle serate di presentazione dei miei gruppi di sostegno “Ama te stessa! E vivi relazioni felici!“, mi sento fare questo tipo di domande. “Sono fidanzata con un narcisista, lui può riuscire ad amarmi?“. Oppure: “il mio fidanzato presenta questo e quell’altro atteggiamento, è un narcisista?“, o ancora “Come si fa a capire se lui è un narcisista?”.

Ma le domande più importanti, quelle che possono aiutarti davvero, non sono queste, bensì altre che ti dirò tra poco.

Narcisismo patologico o semplice egocentrismo?

Il naricisismo patologico è una condizione della personalità che può effettivamente ostacolare la capacità di amare. A questo link trovi un ottimo articolo esplicativo.

Di fatto però c’è una enorme differenza tra il narcisismo patologico, alcuni atteggiamenti narcisistici non patologici, e semplici comportamenti egoistici. I narcisisti patologici esistono, ma non sono così numerosi come a volte potrebbe sembrare: alcune stime indicano che il disturbo interessi solo l’1% della popolazione.

È senz’altro importante capire se hai a che fare con un narcisista patologico. Tuttavia, l’esperienza mi insegna che spesso questa voglia di fare illazioni sulla salute mentale del proprio compagno sia il modo in cui la donna riversa tutta l’attenzione su di lui, evitando di fare a se stessa le domande più importanti.

Le domande davvero importanti

Piuttosto che passare ore e ore su Internet alla ricerca delle caratteristiche del narcisismo, ritengo sia più importante per una donna riportare l’attenzione su di sé, e chiedersi:

cosa voglio da una relazione? Quali sono i miei bisogni emotivi e affettivi profondi?

– questa relazione soddisfa i miei bisogni, è nutriente e appagante? Mi fa sentire sicura e amata? Mi fa sentire libera di essere me stessa?

– sento di meritare amore e felicità?

– come mai sono così attaccata a una relazione che non soddisfa i miei bisogni e mi causa infelicità profonda?

Attenzione: è fondamentale porsi queste domande senza giudicarsi: pensieri come “sono proprio una scema se non riesco a lasciarlo”, “tanto non sono abbastanza (bella, amabile ecc) per avere una relazione migliore” , “sono stata stupida a non capire prima com’era fatto ma ormai…” , “sono debole e priva di forza di volontà, non valgo niente” e così via, costituiscono un’autoaggressione inutile, che non ti permetterà di affrontare la relazione.

Come mai sei così attaccata a una relazione che ti rende infelice?

Molto spesso, le donne che si coinvolgono in relazioni con narcisisti non hanno ricevuto un amore sano nell’infanzia, e quindi sono del tutto inconsapevoli di come possa essere una relazione nutriente e appagante. Non hanno sviluppato un sano amore di sé, oltre che una sana autostima, soffrono di terrore dell’abbandono, sono disposte a fare qualsiasi cosa per continuare la relazione, e quindi sono le vittime ideali del narcisista (o dell’egocentrico).

Una volta coinvolte nella storia con il narcisista, si chiedono ossessivamente come diagnosticare ed eventualmente curare e guarire lui, ma evitano di guardare il nucleo del problema: sono così abituate a non essere amate che hanno colluso con il partner nella creazione di un rapporto disfunzionale.

Dolcemente, in questi casi invito le donne riportare l’attenzione su se stesse. Quando ristabiliscono una connessione con se stesse, quando imparano a riconoscere i loro bisogni e a considerarli importanti, quando capiscono di meritare l’amore solo perché esistono, e di non doverselo guadagnare, quando tornano a contatto con il loro valore, quando imparano a vedere la loro bellezza, quando capiscono che la loro serenità è un patrimonio prezioso, quando capiscono di avere diritto alla felicità… Allora, in maniera naturale, le cose cambiano.

( A volte anche una donna che ama se stessa può incappare in questi tipo di relazioni, ma in genere riesce a uscirne prima e con più facilità).

Le vie d’uscita

Se il tuo compagno è solo egoista e non un narcisista patologico, quando inizi a lavorare su te stessa e a stare più a contatto con le tue emozioni, i tuoi bisogni, il tuo valore, spesso la relazione migliora in modo naturale: cambierai il tuo atteggiamento e lui di conseguenza muterà il suo. A volte accade anche senza parole: comunicherai maggiore sicurezza e determinazione, e lui (se, ripeto, non ha tratti patologici) a volte reagirà di conseguenza. Potrebbe maturare e considerare te e la relazione con occhi diversi.

In altri casi la relazione si esaurirà, ma senza drammi: sarai tu che perderai, piano piano e spontaneamente, interesse in un partner poco amorevole e generoso, e al momento giusto deciderai di allontanarti.

Se il tuo fidanzato ha tratti patologici, se sarai più forte e più connessa con te stessa sarai molto più forte e attrezzata per vedere finalmente con lucidità la situazione e compiere la scelta, dolorosa ma necessaria, di allontanarti.

Rimproverarti perché al momento non riesci a chiudere questa reazione non ha senso: le stesse fragilità che ti hanno portato a instaurarla non ti permettono di chiuderla. Prova però a vedere questa cone una occasione preziosa per guarire tue vecchie ferite, crescere nell’amore di te e cambiare una volta per tutte le tue dinamiche di relazione.

Non si tratta infatti solo di chiudere questa storia, ma di aprirti a un nuovo modo diverso di vivere l’amore. Altrimenti rischi di incappare in un altro uomo molto simile a quello che hai appena lasciato…

Una storia a lieto fine

Ti racconterò la storia di Ida (è un nome di fantasia, per tutelare la privacy), che era venuta a uno dei miei gruppi “Ama te stessa! E vivi relazioni felici!“ proprio per lamentarsi del fidanzato narcisista. A quel tempo, mettevo la regola che durante il primo mese del gruppo non si poteva parlare dei fidanzati: un escamotage per tenere l’attenzione su se stesse.

Oggi uso una procedura un po’ diversa, comunque all’epoca la regola era quella. Ida non la apprezzava per niente: si era iscritta proprio per sfogarsi!

Eppure continuò a frequentare: scoprì quello che per lei era un territorio completamente inesplorato, ovvero il rapporto che aveva con se stessa.

Allo scadere del mese, non aveva più tanta voglia di raccontarci delle manchevolezze del suo fidanzato. Due mesi dopo (aveva parlato pochissimo di lui al gruppo), sentì dentro, completamente inaspettata, la chiarezza su questa relazione. Si rese conto, non a livello razionale, ma con una comprensione repentina e viscerale, che meritava di più.

Chiudere la relazione divenne allora un gesto naturale, che compì senza sforzo e, anzi, con sollievo.

Sono felice di dirvi che tre mesi dopo ha conosciuto un uomo dolcissimo che è poi diventato suo marito.

Il primo passo

Quando faccio questo discorso alle persone che vengono ai miei gruppi incontro sempre una piccola resistenza. La voglia di diagnosticare lui è grande. E a volte può persino essere utile, per aiutare la consapevolezza (a questo punto però è meglio che la diagnosi venga fatta da uno psicoterapeuta, e non da un collage di informazioni lette su Internet). Ma ripeto, il primo passo è sempre partire da se stesse.

I gruppi di sostegno: insieme è più facile

Se hai voglia di partecipare a un gruppo “Ama te stessa! E vivi relazioni felici!“ e sei a Milano, puoi venire a provare una volta gratuitamente. A questo link trovi ulteriori infornazioni. Scrivi un’e-mail a e.chiaia@vitafelice.it per qualsiasi domanda.

Ci sono ricerche che dicono che un obiettivo (cambiare la propria vita affettiva, in questo caso) se perseguito in gruppo ha una probabilità sei volte maggiore di concretizzarsi.

Per chi non è a Milano, al momento ci sono solo incontri individuali via Skype. A questo link trovi tutte le informazioni.

Tuttavia, se desideri far parte di un gruppo online sperimentale, che spero parta nei prossimi mesi, scrivimi: e.chiaia@tiscalinet.it