Fare la pace a letto: opportunità o rischio per la coppia?

Foro di David Zellaby http://www.flickr.com/people/toymaster/

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Fare l’amore per fare la pace? Chi sceglie questa strategia (più spesso gli uomini) si sente romantico, passionale, sensuale. Chi la rifiuta (in genere le donne) rischia di essere accusato di freddezza, eccessivo controllo, o di “voler sempre spaccare il capello in quattro”. Chi ha ragione? Forse la soluzione sta nel mezzo…

Un bisticcio tra innamorati, lo screzio di un momento. Oppure una scenata, più o meno motivata, di gelosia. O ancora uno scontro serio, su un problema importante. Sono tante e diverse le occasioni in cui i due partner possono trovarsi a litigare.

“Se la lite è su un argomento di nessun peso, se entrambi avvertono chiaramente che si è trattato solo di una nuvola di passaggio, fare la pace a letto può essere un’ottima idea. Ci si affida al linguaggio del corpo, e allora saranno le carezze, i baci a portare il messaggio: ‘non volevo, perdonami’. E non c’è bisogno di altro” spiega Giuliana Proietti, psicoterapeuta ad Ancona e direttrice del sito www.psicolinea.it.

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Pensare un po’ a se stesse non è egoismo. Parte II

Molte persone sono state educate con l’idea che pensare a se stesse sia male, e prodigarsi invece per gli altri sia una cosa giusta e generosa. Ma questo concetto è stato ampiamente sfatato dalla psicologia, che ha dimostrato come le persone che sanno amare se stesse, (e che quindi si prendono cura dei propri bisogni e soddisfano le proprie esigenze) siano in grado di dare anche agli altri un amore non nevrotico e disinteressato.

Dedicarti a te dunque non è egoismo, tutt’altro: è qualcosa che, rendendoti più serena, ti metterà in grado di dare gioia anche a chi ti sta accanto.

Vorresti farti aiutare da una psicoterapia, oppure seguire un corso di yoga o di training autogeno, o regalarti una vacanza, ma pensi che “non valga la pena” di spendere soldi e tempo per te stessa?

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Pensare un po’ a se stesse non è egoismo. Parte I

Foto di Fardazza/cristinella http://www.flickr.com/photos/fardazza/

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Pensare a se stesse? Per molte persone, e soprattutto per le donne, è un’arte difficile. Dovrebbe essere naturale prendersi cura di sé e dei propri bisogni, darsi da fare per soddisfare le proprie esigenze… Eppure spesso molti condizionamenti ce lo impediscono. Un articolo dedicato alle donne, ma utile anche per gli uomini che vogliano capire meglio la propria compagna

Non è facile ritagliarsi del tempo e delle energie per sé stesse, per donne che spesso sono contemporaneamente mogli, madri, lavoratrici o professioniste… Una donna nel pieno della sua vita è presa da mille cose.

Eppure spesso si esagera. Ci si carica di impegni che non sono sempre così necessari. Ci si dimentica di delegare. Si affronta tutto e subito, come se la vita non avesse un domani, dimenticando le proprie priorità e perdendo di vista le proprie esigenze profonde.

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Il tempo delle donne. Sogni, desideri, contatto interiore

Foto di Sara Meloni - http://www.flickr.com/photos/szarah/page2/

Foto di Sara Meloni - http://www.flickr.com/photos/szarah/page2/

Il tempo: bene prezioso, ricchezza impalpabile, materia che scorre tra le dita, sin troppo veloce, e non si riesce a fermare. La gestione, comprensione e consapevolezza del tempo è uno dei compiti più difficili che si pongono alle donne di oggi.

Donna e tempo: un incontro complesso, dalle innumerevoli implicazioni. E’ diversa, la percezione del tempo femminile, nelle varie epoche della vita.

Da bambine il tempo è eterno: fisso in lunghi attimi di stupore e meraviglia, in emozioni intense di gioia, nella percezione acuta del dolore e della paura, il tempo sembra comunque “essere” e non “scorrere”, esistere come realtà immobile o quasi, tra i punti fermi di affetti immutabili.

Anche da adolescenti il tempo è lentissimo. Inizia, in questa fase della vita, una percezione tutta femminile del ritmo delle ore. Chi non ricorda i lunghi pomeriggi vuoti, passati con la compagnia dello specchio, a scrutare il corpo che cambia, a cercare di indovinarne la bellezza in divenire, a paventarne i difetti?

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Amicizie: il segreto per una vita felice

Stringerle non è difficile: spesso per iniziare basta un sorriso. Vediamo il valore di questi rapporti, e come coltivarli con più facilità

“Senza amici nessuno sceglierebbe di vivere, anche se avesse tutti gli altri beni”: così, più di trecento anni prima di Cristo, ragionava Aristotele. La sua era una frase provocatoria: allora e oggi, invece, sono state e sono moltissime le persone che affrontano l’avventura di vivere senza quel caldo conforto che viene dall’avere compagni di percorso.

Eppure l’amicizia fa bella la vita. Alcune persone sembrano magicamente capaci di riempire la propria esistenza di affettuosi alleati. Altre, invece, paiono quasi non possedere quel tocco magico, leggero, aggraziato, capace di trasformare una semplice conoscenza in qualcosa di più significativo. Come mai? E cosa perdono, in ricchezza di esperienza, queste persone?

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Donne che Amano Troppo

 

Foto di Sara Meloni (http://www.flickr.com/people/szarah/)

Quando confonde amore e sofferenza, una donna sta amando troppo. Quando accetta una relazione che lede la sua dignità e non la rende serena e felice, ma ciononostante non riesce a interromperla, sta amando troppo…

Sei stanca di amare troppo? Clicca QUI per un meraviglioso gruppo di sostegno! Da gennaio anche online…

Una donna ama troppo anche quando rimane con un compagno aggressivo e violento fisicamente o psicologicamente. E quando passa da un partner all’altro non con piacevole spensieratezza, ma perché le sembra quasi di non esistere se non ha un uomo, una donna sta, ancora una volta, amando troppo.

Come si vede, queste situazioni non hanno davvero niente a che fare con il vero amore, ma assomigliano più a una sorta di ossessione.
La definizione viene dall’ormai famosissimo libro Donne che amano troppo (in Italia edito da Feltrinelli) della psicoterapeuta americana Robin Norwood. L’autrice ha ben spiegato la dinamica malata che porta alcune donne a essere dipendenti da una relazione: è una dipendenza che assomiglia a quella per il cibo o per l’alcol, e che ha origine da una profonda sofferenza interiore.

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