Quando nella relazione ci sono problemi, attribuirli alla “infanzia infelice” del partner può essere una irresistibile tentazione. Ma non è un’abitudine che fa bene all’amore…
Il mio uomo? E’ distante e mi trascura. Ma è chiaro: ha avuto una madre talmente oppressiva che ora non riesce più a lasciarsi andare con una donna…
Lei da bambina non è stata amata, ed era invidiosa della sorella: è per questo che oggi mostra una gelosia quasi patologica per ogni donna che mi si avvicini…
Suo padre era un dongiovanni, e lui segue le sue orme: non ha mai appreso un modello di comportamento diverso…
Sono discorsi che tutti abbiamo sentito: a tal punto infatti è diffusa la tendenza a psicoanalizzare il partner, per cercare di capirlo meglio e spiegarsi i suoi atteggiamenti più spiacevoli.
Questa tendenza, che era già delle nostre mamme e nonne (capaci sempre di osservazioni come “Fa così perché in questo modo si è sempre comportato suo padre”) in questi tempi di facile e spesso semplificata divulgazione psicologica sembra essersi amplificata. E oggi quasi non c’è partner che, di fronte a un atteggiamento deludente della persona amata, non sia pronto a scavare nella sua infanzia per cercarne il perché.
Ma si tratta di un’abitudine non priva di rischi…
Il primo è quello di mancare di rispetto, invadendo con un’analisi banalizzata territori psicologici molto delicati. Magari si è in buona fede, convinti di avere la chiave del comportamento e dei problemi di chi si ha di fronte, ma così facendo inavvertitamente si forza l’interpretazione, si calpestano le sfumature, e si possono anche prendere storiche cantonate.
Ma non è tutto. Il secondo problema è che un tale atteggiamento sposta il problema della relazione sul partner. Invece di dire, per esempio, che in una relazione non c’è contatto emotivo, si dice che l’altra persona è incapace di abbandono. Non si rileva che nella coppia mancano dialogo, fiducia, accordo tra i partner, ma che il partner è geloso.
Chi ‘psicoanalizza’ così facendo in qualche maniera dunque si assolve: che l”analisi’ del comportamento di una persona venga fatta con il benevolo intento di assolverla e giustificarla, o al contrario con la voglia di colpevolizzarla, il risultato non cambia: non è la coppia che deve mettersi in gioco, ma è l’altra persona che ha un problema, dunque è lei che deve cambiare. Alla fine quindi un tale atteggiamento si rivela più una misura autoprotettiva per l’autostima di chi interpreta che un momento di crescita comune.
E ancora. E’ vero che tutti noi, spesso, rispondiamo ai problemi del presente utilizzando degli schemi appresi nel passato.
Ma è anche vero che è molto più utile chiedersi ‘come’ accadano certe cose, piuttosto che ‘perché’.
Un esempio? Di fronte a un compagno sfuggente, invece di concludere che la colpa è di sua madre, meglio sedersi con lui a tavolino e ragionare sulla situazione presente della relazione. In quali occasioni lui sfugge? Cosa lo turba? Forse lei potrebbe formulare diversamente le sue richieste? E così via. Questo è un modo per cercare la soluzione all’interno della coppia, senza scaricare tutto il problema su uno solo dei suoi membri.
Anche perché focalizzarsi troppo sulle presunte difficoltà infantili del partner è paradossalmente un modo per riconoscere, rafforzare, ‘nutrire’ in qualche modo proprio quegli schemi disfunzionali che si vorrebbero combattere: se si continua a giustificare un comportamento in nome di un’infanzia infelice, si potrebbe non scoprire mai che l’altra persona, di fronte a una situazione di coppia differente, potrebbe anche dare risposte diverse
Lo fanno più le donne o gli uomini?
L’abitudine a psicoanalizzare il partner è sempre stata considerata una specialità femminile: le donne infatti hanno, rispetto agli uomini, una maggiore capacità di introspezione e di elaborazione di sentimenti ed emozioni. E’ una predisposizione che ha anche ragioni biologiche: la donna vive una serie di esperienze, dalla gravidanza all’allevamento dei figli, in cui una tale competenza si rivela fondamentale.
Tra gli adulti, allora, è molto frequente che sia la donna a mettere in qualche maniera ‘sotto accusa psicoanalitica’ il suo compagno. (E quanto è frequente un tale comportamento fra le ‘donne che amano troppo’, vale a dire quelle persone che vivono un rapporto di coppia infelice, con un partner distante, ma che pur di non ammetterlo sono pronte a trovare per lui ogni sorta di giustificazione).
Tuttavia, oggi i ruoli maschili e femminili si stanno facendo via via più confusi. E allora nelle giovani generazioni si può osservare spesso il fenomeno opposto: ragazzi fragili e insicuri che cercano di spiegare la durezza delle coetanee facendo appello alle difficoltà che esse incontrano in famiglia. E se è molto positivo che i giovani maschi apprendano un po’ di quell’arte della spiegazione dei sentimenti che i loro padri hanno spesso troppo trascurato, è anche vero che i pericoli psicologici legati a tale comportamento riguardano anche loro…
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Cara Emma, penso che l’infanzia infelice abbia anche qualche vantaggio. Ci rende forti, compassionevoli, creativi, abituati a contare solo su noi stessi. Mi piacerebbe avere il tuo parere sul mio video “I vantaggi di un’infanzia infelice” che trovi sul mio sito. un abbraccio scilla
Cara Scilla, il video è molto bello e…. Corro a comprarmi Maripose Lily!!!
andrò a leggere “i vantaggi di un ‘ infanzia infelice ” vantaggi al momento non ne vedo !grazie armonia .
a me capita il contrario, quando gli faccio notare che è distante, non dialoga ecc, è lui che mi risponde “io ho avuto una vita difficile in famiglia….
Immagino… E certo sarà vero, e allora nerita un po’ di indulgenza ma, appunto, solo un po’. Poi arriva l’ora di tornare nel presente, e di far funzionare la relazione. Se ci sono problemi veri legati all’infenzia, allora meglio affrontarli con un terapeuta, e non rovinarsi anche il presente! Provi a dirgleilo…