Psicofarmaci in Gravidanza?

Cosa pensa la psichiatria della terapia farmacologia delle donne in attesa?

Giro la domanda al dottor Michele Conte, psichiatra e autore del libro Psicofarmaci e effetti collaterali (Eclipsi).

Gli psicofarmaci possono essere pericolosi se si aspetta un bambino?

Sì, soprattutto nei primi tre mesi e durante l’allattamento.

Le sostanze possono attraversare la barriera placentare e raggiungere il feto causando malformazioni (se assunti nei primi tre mesi) o gravi effetti collaterali; inoltre possono passare nel latte e creare problemi al neonato, il cui sistema metabolico, di “smaltimento dei farmaci” non e’ efficiente come quello di un adulto.

Dunque mai psicofarmaci in gravidanza?

La risposta è più sfumata. In genere la terapia è sconsigliata in questi casi, ma vi sono delle eccezioni.

Quando il medico valuta il rapporto costi-benefici di un trattamento psicofarmacologico ha presente che il nascituro verrà inevitabilmente esposto a uno di questi due rischi: quello che potrebbe derivare dalla problematica psichica in atto o quello legato alla assunzione materna di psicofarmaci.

Si opta per il danno minore. Lo psichiatra valuta il caso: se il disagio psichico e’ di una certa entita’ puo esseci il rischio che la madre non sia in grado di partecipare con sufficiente coinvolgimento alle cure del piccolo, che possa abusare di alcol e/o fumo di sigaretta (per non parlare di stupefacenti), che possa mettersi in situazioni “pericolose” in senso lato o traumatiche (anche in senso fisico). Pensate alle conseguenze per il bambino di una donna che è “giu’ di nervi”, abusa d’alcol e, in stato di ebbrezza, ha frequenti cadute a terra..

Insomma, non si esclude la cura a priori, ma si fa un’attenta valutazione del rapporto rischi benefici.

Però, a parte casi particolarissimi, mi sembra di capire che laddove sia possibile sia meglio evitare…

Sarebbe meglio astenersi completamente dall’assunzione di psicofarmacinel primo trimestre di gravidanza.

Va detto comunque che per alcune molecole abbiamo una certa mole di dati in letteratura riguardanti la loro discreta sicurezza in gravidanza. I centri di tossicologia perinatale possono dare tutte le informazioni a riguardo.

Ma cosa deve fare una donna che scopra all’improvviso di essere incinta?

Deve mettersi subito in contatto con un medico (per esempio se è domenica o un altro giorno festivo si può contattare la guardia medica, lo psichiatra di turno, il medico di turno in un reparto di ostetricia ). ma senza allarme: nei primissimi giorni non si verificano danni.

Il medico va contattato subito perché prima lo si informa prima per esempio si puo’ iniziare lo scalaggio di quei farmaci che vanno scalati gradualmente e non sospesi di colpo.

E se una donna vuole iniziare una terapia, ma sogna anche di avere prima o poi un figlio?

Chi pianifica una gravidanza ne deve parlare con il medico: se il caso lo permette si può non iniziare affatto la terapia farmacologica. Allora magari si sostiene la persona per esempio con l’ aumento della frequenza degli incontri di supporto o iniziando un training per apprendere la gestione dei sintomi.

Oppure si calibra la farmacoterapia in modo tale che la paziente possa tranquillamente interromperla da un momento all’altro.

Questo articolo fa parte di una serie. Gli altri articoli della serie sono:

Psicofarmaci: le domande importanti

Psicofarmaci: punti da chiarire

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