Il tempo delle donne. Sogni, desideri, contatto interiore

Foto di Sara Meloni - http://www.flickr.com/photos/szarah/page2/

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Il tempo: bene prezioso, ricchezza impalpabile, materia che scorre tra le dita, sin troppo veloce, e non si riesce a fermare. La gestione, comprensione e consapevolezza del tempo è uno dei compiti più difficili che si pongono alle donne di oggi.

Donna e tempo: un incontro complesso, dalle innumerevoli implicazioni. E’ diversa, la percezione del tempo femminile, nelle varie epoche della vita.

Da bambine il tempo è eterno: fisso in lunghi attimi di stupore e meraviglia, in emozioni intense di gioia, nella percezione acuta del dolore e della paura, il tempo sembra comunque “essere” e non “scorrere”, esistere come realtà immobile o quasi, tra i punti fermi di affetti immutabili.

Anche da adolescenti il tempo è lentissimo. Inizia, in questa fase della vita, una percezione tutta femminile del ritmo delle ore. Chi non ricorda i lunghi pomeriggi vuoti, passati con la compagnia dello specchio, a scrutare il corpo che cambia, a cercare di indovinarne la bellezza in divenire, a paventarne i difetti?

E’ in questo tempo vuoto adolescenziale che si struttura il senso della femminilità, sicurezze e angosce comprese. E’ il tempo del sogno e del desiderio, delle fantasticherie, delle letture, dei diari. Dell’attesa tra un incontro che fa battere il cuore e il successivo, che magari avviene solo dopo mesi. Dello spazio, che sembra eterno, tra uno sguardo e una parola, nel momento in cui stanno per nascere i primi amori.
In questo vuoto emergono a volte ansie, disagi (il pensiero corre ai disturbi alimentari, le mangiatone disperate di alcune ragazze, i digiuni silenziosi di altre).

I ragazzi non vivono il tempo nella stessa maniera. Fatte salve le dovute eccezioni, i ragazzi sono in genere proiettati più verso l’esterno, l’agire, il fare. Il loro è un tempo scandito maggiormente da appuntamenti, magari sportivi, o di gruppo. Le donne sono capaci anche di non fare niente, nel tempo, anzi a volte hanno bisogno proprio di questo. L’uomo trova se stesso nel tempo riempito.

E poi arriva l’età adulta: e oggi, per le donne, è l’età dell’impegno, insieme professionale e affettivo. Presto delle lunghe ore vuote dell’adolescenza non rimane più traccia alcuna. I ritmi sono incalzanti, l’impegno è su più fronti. Gli anni prendono a scorrere con grande velocità. Età adulta e maturità arrivano e passano in un lampo, tra bambini, lavoro, amori.

Ma alla fine il tempo rallenta di nuovo. E’ il momento in cui i figli lasciano il nido, e anche sul lavoro i ritmi si fanno meno pressanti.
Le giornate si svuotano sempre di più, sino ad arrivare, con la pensione, al tempo della terza età, tutto da plasmare e inventare: vuoto per alcune, deliziosamente pieno e insieme rilassato per altre, frenetico per altre donne ancora

Delle pause tutte per sè

E’ un luogo comune della psicologia dire che le donne, nel corso della vita, devono prendere del tempo per sé, non lasciarsi fagocitare così totalmente dagli impegni e soprattutto dalle relazioni con i figli e il marito. Come spesso accade con i luoghi comuni, si tratta di un concetto che contiene in sé verità e superficialità insieme.

E’ vero che le donne dovrebbero prendere del tempo per sé. Abbiamo tutti di fronte agli occhi l’esempio di madri di famiglia che, dedicate alla cura dei loro cari sino al punto di annullarsi, entrano poi in crisi nel momento in cui i piccoli lasciano il nido. Queste persone precipitano allora improvvisamente dal tempo frenetico al tempo deserto, anche se in realtà il vuoto non è nei giorni ma in loro stesse.

Allora è giusto, le donne devono prendere del tempo per sé, per il contatto interiore, per coltivare interessi indipendenti dalla famiglia anche nei momenti più intensi della vita adulta, sebbene questa si profili come un’impresa quasi impossibile. Ma cosa significa “prendere tempo per sé”?

Il concetto è più delicato e profondo di quello che sembra. Il tempo personale è il contenitore nel quale la donna ritrova un contatto interiore con se stessa al di là dei ruoli: moglie, mamma, lavoratrice. In questo spazio, invece, è semplicemente persona. E’ ovvio che non si tratta tanto di minuti o di ore, ma di uno spazio psicologico per rammentare che si esiste anche al di là dei compiti che la vita di tutti i giorni prevede.

Per alcune donne questo deve, come nell’adolescenza, essere tempo vuoto: lunghi attimi di assorta contemplazione, magari impegnate in un’attività, come il giardinaggio, che lasci il tempo di pensare. Altre si ricordano di sé dedicandosi alla cura della persona (il parrucchiere, la manicure, la palestra, il giro delle boutiques); altre ancora recuperano una dimensione individuale nel confronto con le amiche. E poi c’è tutto il mondo degli interessi da coltivare: corsi di ogni tipo, mostre, cinema, letture.

Importantissime, dunque, tali pause che permettono di riallacciare un dialogo interiore, che regalano autonomia psicologica e un sano distacco temporaneo dai problemi quotidiani. Ma bisogna vedere come queste sono vissute: il decidere di dedicare un’ora al giorno alla palestra, alla cura del corpo, a un interesse, a un hobby può da qualcuna essere vissuto come un indispensabile momento di relax, ma da qualche altra può essere avvertito come l’ennesimo dovere in una giornata già stressante. Ci sono donne che, vittime di una nevrosi da performance, utilizzano il tempo personale per chiedere a se stesse ancora di più.

Di chi è il tempo delle donne?

Ma concedersi tali pause, disporre di un tempo personale, non è poi così facile. Di chi è, in realtà, il tempo delle donne? E cosa succede se una donna, nel pieno di una vita familiare e lavorativa, prende davvero per se stessa uno spazio, sottraendolo ad altri doveri?

Chi vive in questo momento quella fase della vita in cui lavoro e famiglia assorbono tutte le energie sa che prendere momenti per sé è tutt’altro che facile. Innanzitutto le ore non bastano mai: la carriera, la gestione della casa, i progressi dei figli e i loro problemi, i crucci del marito, un’immagine sociale da mantenere… A quale area della vita sottrarre energie e spazi preziosi, se ogni settore reclamerebbe invece più attenzione, più tempo, più dedizione?

Ma c’è ancora un’altra difficoltà. Se tutti – uomini e donne, mariti e figli, parenti e amici – sono pronti a teorizzare l’importanza gli spazi di autonomia femminile, pochissime persone sono poi disposte a concederli e a rispettarli nei fatti.

Quanti mariti sono pronti a sorvegliare i bambini non per una impellente necessità professionale della moglie, ma perché lei abbia la possibilità di coltivare un suo interesse, che sia leggere un libro o andare a un corso di acquerello? Si apre allora il dibattito sull’uso e l’importanza delle attività che riempiono il tempo delle donne, con frequenti scontri spiacevoli.

Non importa che il tempo libero maschile sia diviso tra bar e partita di calcio: l’idea che le ore di lei vengono impiegate al corso di grafologia, o in una chiacchierata con un’amica, o nella stesura di un diario che mai nessuno leggerà, fa subito appare futile l’intera questione. Ma il tempo per sé, se deve essere utile, se deve giustificare se stesso di fronte al tribunale del profitto, non è già più momento di libertà e di crescita personale…

Ma non si tratta solo di un problema pratico, dell’affidamento dei bambini o della cena che non può essere pronta in tavola alla solita ora.
La maggior parte degli uomini prova insofferenza e gelosia riguardo al tempo personale della donna
, e alle attività che lo riempiono.

Tanti uomini non capiscono che motivo abbia la moglie di uscire a andare a seguire una conferenza, incontrare gli amici, insomma distrarre l’attenzione dalla coppia: questo va bene se il marito è in viaggio, o comunque indisponibile per lavoro. Ma l’idea che un uomo debba tornare a casa e cenare da solo perché la moglie sta per conto suo (magari per un programma innocente come una serata tra amiche) sembra ancora a tanti uomini un affronto inconcepibile.

Tempo per sè significa autonomia

Dunque tempo per la donna, ma a comando, con una sorta di interruttore naturalmente gestito dai familiari…
Esistono, è ovvio, uomini comprensivi con i quali il problema non si pone. Eppure permangono nella nostra cultura dei modelli di centralità maschile, che fanno sì che gli interessi femminili, se tutelati a parole, debbano però sempre venire dopo gli obblighi familiari.

Una donna capace di prendere del tempo per sé nonostante tutte le tensioni e i problemi della famiglia è una donna profondamente autonoma, oltre che molto sana ed equilibrata. Ma l’autonomia femminile, in questo periodo della vita, spaventa. Facilmente chi riesce a non annullarsi verrà accusata di essere fredda, distante, chiusa, senza cuore.

Nel fiore degli anni, una donna sembra non avere diritto al tempo personale.

I figli hanno verso il tempo personale della mamma atteggiamenti diversi. Alcuni, i più sensibili, quelli che percepiscono acutamente il benessere o il disagio delle persone che amano, iniziano già da giovanissimi a favorire gli spazi della genitrice a sostenerne gli interessi e gli entusiasmi.

Ma esistono anche i piccoli sultani, accentratori più dei mariti stessi, che non tollerano che una persona che credono a loro completa disposizione possa trascurarli, anche per brevi ore, per misteriosi interessi personali. Ma nel caso dei figli si può sottolineare che è compito anche delle madri stesse educarli al rispetto degli spazi altrui. E questo è importante non solo per se stesse, ma come preziosa lezione di vita da impartire ai giovani: i tempi, le esigenze e i desideri di un’altra persona – oggi la mamma, domani la moglie – vanno rispettati e difesi.

Riprendersi il tempo

E poi arriva il momento della pensione, e quello in cui i figli lasciano il nido. Improvvisamente l’atteggiamento della gente cambia:
con un voltafaccia ingeneroso, si rimprovera alla donna di essersi annullata, di aver dato tutto, di non “essersi coltivata”.

Spesso in questi rimproveri, formulati da chi di fatto ha frustrato in passato ogni tentativo di autonomia, è contenuta una vera ingiustizia.
Fortunatamente, passata la sofferenza iniziale per il vuoto lasciato dalla partenza dei figli, e la delusione per quello che ci si sente rinfacciare, viene in soccorso alle donne la loro grande elasticità psicologica.

E dunque la maggior parte di loro, anche se non ha preso tempo per sé, anche se non ha coltivato degli interessi, anche se non ha mantenuto una cerchia di amicizie, scopre di poter ancora iniziare a fare tutte queste cose, con slancio ed entusiasmo.

Certo, c’è chi non vi riesce e sprofonda nella depressione (e sono spesso quelle donne che hanno preso i doveri familiari come una scusa non solo per non coltivare se stesse, i propri hobby e interessi, ma per non ascoltare quella voce interiore che cercava di avvertirle di disagi e sofferenze, di un rapporto coniugale non soddisfacente, di una vita che via via perdeva senso).

Ma basta guardarsi intorno per constatare che la maggior parte delle signore in terza e quarta età sono state capacissime, dopo lo smarrimento iniziale, di rifarsi una vita piena di interessi e di contatti.

E infatti ci sono figli e nipoti che si lamentano di non aver mai la nonna a disposizione quando ne hanno bisogno: queste donne dovrebbero essere autonome sì, ma a comando; pronte a lasciar tutto, sino all’ultimo, quando la famiglia chiama. (E’ il solito tempo femminile, che si vorrebbe dotato di interruttore…)

In questa fase invece la donna in genere si riappropria del tempo: lo sente finito, e quindi prezioso. Lo conosce, ha imparato in tanti anni a gestirlo. Lo divide volentieri con gli altri, ma non è più disposta a farsi tiranneggiare. Lo riempie di impegni, ma ritrova anche il gusto adolescenziale di vedere un pomeriggio dipanarsi lentamente, mezzo vuoto, con l’unico intermezzo di una tazza di tè, e l’unica compagnia dei pensieri, dei ricordi, dei sogni.

Forse questa è la fase della vita in cui il tempo è finalmente, pienamente compreso e goduto. Gli uomini, capaci solo di godere un tempo riempito, non sempre capiscono…

11 thoughts on “Il tempo delle donne. Sogni, desideri, contatto interiore

  1. “scorre il tempo su di me,luce tra ombre nella vita d’ogni giorno”
    anche noi uomini sappiano “assaporare” “gustare” il tempo che scorre, senza dover per forza riempire il tutto con qualcosa..

    un saluto da un anonimo foggiano tuo ammiratore 🙂

  2. Quindi per parlare ed esprimere concetti c è bisogno di un volto?
    di un immagine?
    bhè…credevo fosse un blog serio fatto di parole e pesieri..
    non di nomi ed immagini..
    mi spiace non sia cosi..addio

  3. Quindi per parlare ed esprimere concetti c è bisogno di un volto?
    di un immagine?
    bhè…credevo fosse un blog serio fatto di parole e pesieri..
    non di nomi ed immagini..
    mi spiace non sia cosi..addio

  4. più che suscettibilità è diffidenza la mia, celata e talvolta espressa 🙂
    si è così perso il valore d’ogni cosa che ci si sente animale raro con la paura di esportsi perchè potresti non esser compreso o cmq fuorviato…
    ma comunque..
    complimenti per il blog o quel che sia, ma con dispiacere noto i pochi commenti alle varie iniziative letterarie…
    società la nostra povera e bigotta 🙂

  5. come si arriva a scrivere qui sul vostro sito?
    mi piacerebbe poter disegnar parole su qualsivoglia argomento di vero interesse…

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