Il Principe Azzurro? Esiste

Foto di Racchio (http://www.flickr.com/photos/racchio/171293615/)

Foto di Racchio (www.flickr.com/photos/racchio/171293615/)

IL Principe Azzurro è un archetipo femminile che sfida i tempi e le mode. Ma come può questo ideale aiutarci a essere più felici in amore?

Dall’adolescente che passa i pomeriggi immersa nei romanzi Harmony alla disinvolta e autosufficiente professionista in carriera, tutte le donne conservano dentro di sé l’immagine ideale di un uomo: colui che un giorno verrà a prenderle, le porterà con sé, e le renderà felici. Per sempre, ovviamente.

Questa figura interiore è costruita con percorsi tortuosi. A volte ha le fattezze di papà, quell’uomo meraviglioso amato da piccole, che allora non abbiamo potuto avere e che ricerchiamo incessantemente in altri compagni. Altre volte ha le sembianze di un attore, di un cantante, che scegliamo – spesso in modo del tutto arbitrario – come simbolo delle qualità più elevate.

Oppure non mostra alcun volto: è nascosto in una specie di nebbia dell’anima, da cui aspettiamo di vederlo emergere. Il mutare del costume può influire sulle fattezze dell’archetipo, ma raramente trasforma radicalmente il sogno romantico che lo accompagna. Perché vergognarcene, in fondo? Il “principe azzurro interiore”, l’uomo che “ameremo per sempre” svolge una funzione importantissima di modello e di punto di riferimento nelle nostre scelte affettive.

Ma l’uomo ideale esiste anche nella realtà?

E se esiste, che rapporto ha con questo “cavaliere dell’inconscio”? Tutto sta a intendersi sui termini. Esiste, certo, nel mondo reale per ciascuna donna una persona accettabilmente complementare, in grado di essere un compagno piacevole, e di vivere con lei un amore pieno, appagante, duraturo. Anzi, c’è probabilmente più di un principe per ogni cuore femminile, più di un compagno possibile con il quale essere non serene, ma davvero felici.
Solo che spesso questi uomini non hanno precisamente il volto e le caratteristiche del cavaliere interiore.

E’ ipotizzabile che la relazione perfetta tra un compagno di vita e l’archetipo ideale sia quella di una vaga somiglianza: non un’identità sospetta, né una distinzione totale.

Nel primo caso infatti sarebbe lecito un dubbio: cosa abbiamo fatto, abbiamo trovato la copia di papà? E dove può portarci questo ripetere in modo identico dinamiche infantili? Oppure non sarà che questa figura così rispondente ai nostri sogni ce la siamo un po’ inventata, proiettando su un malcapitato corteggiatore caratteristiche e virtù che esistono solo nella nostra fantasia?

L’esempio più classico di questo meccanismo viene dal mondo letterario: tutte ricordano Rossella O’Hara, che in Via col Vento ama disperatamente un Ashley al quale ha fatto vestire a forza i panni di principe azzurro, e che solo all’ultimo riesce a scorgere in lui il personaggio un po’ scialbo che egli è veramente.
E’ ovvio d’altra parte che una persona eccessivamente distante dal nostro modello interiore non saprà far risuonare in noi delle corde emotive abbastanza profonde.

Come sono, per le donne di oggi, questi uomini ideali?

A ognuna sarà capitato di giocare a tracciarne l'”identikit”, nel corso di lunghe serate con le amiche. “Lo voglio bello, ricco, affettuoso, innamorato, fedele, intelligente…” Qualcuna, temendo di “chiedere troppo”, avrà provato a limitare i suoi desideri: “Se è un tipo interessante, posso rinunciare alla bellezza…”. Gli stessi discorsi che facevano con ogni probabilità le nostre nonne e bisnonne.

Mutano, d’altra parte, i valori più richiesti: un tempo la solidità economica era irrinunciabile. Oggi qualcuna, forte della propria autonomia finanziaria, scambierebbe l’agiatezza di lui in cambio di un vigore sessuale senza cedimenti… Generalizzazioni: anche qualche bisnonna avrà scelto un ragazzo povero in canna per le sue virtù amatorie, così come oggi non manca chi è interessata più alla potenza economica che a quella erotica.

Piuttosto, in questo identikit affidato al fato, in questa preghiera a Cupido, i valori richiesti variano con l’età della donna. Da ragazzine si cerca il “bello”: non si discute.

A trent’anni si cambia: tante hanno scoperto di avere contorte predilezioni per uomini calvi e panciuti, per uno sguardo miope dietro gli occhiali, per i “brutti intelligenti”, per le tempie grigie. La bellezza perde postazioni, in primo luogo c’è un’altra richiesta: che “lui” sia affettuoso.

A quaranta anni, poi, l’avvenenza è finita (per molte, ma non per uttte) ancora più in giù nella lista; in cima c’è la serietà, la voglia, da parte di lui, di impegnarsi a costruire qualcosa. Magari la disponibilità ad acciuffare quell’ultima occasione di maternità che, per motivi anagrafici, sta per sfuggire.

Il fato prende in consegna queste preghiere, confidate alle amiche, scritte su un pezzo di carta, racchiuse nel cuore. Spesso è benevolo: prima o poi, mette sulla strada di ogni donna un potenziale partner che, a ben vedere, risponde esattamente alle caratteristiche richieste. Uomini belli, brutti fascinosi, ammiratori affidabili, corteggiatori ricchi e potenti, amanti instancabili.

Funziona? Solo qualche volta. Più spesso si hanno delle sorprese: l’identikit, tante volte limato, forse non era giusto, forse si cercano altre cose…

Non tutte le donne desiderano realmente quello che dicono di volere…

E allora bisogna aggiustare il tiro, riformulare la preghiera, prendere atto che qualcosa in noi è cambiato, forse si è evoluto, e desidera un compagno diverso…

Ma il fato è amico, e paziente. Continua a mettere sulla strada delle donne principi azzurri “papabili”, nell’attesa che, prima o poi, si decidano a operare una scelta adeguata. E nella speranza che, una volta che l’incontro è avvenuto, nulla lo turbi: neppure uno di quegli errori che le donne così frequentemente compiono, e che riguardano la sfera delle aspettative.

Queste sono, per la parte femminile, altissime: una vita in comune, forse dei figli. Per meno di questo, infatti, non importava scomodare il fato e Cupido, tracciare identikit e elenchi di virtù: il compagno di una notte bastava che fosse gradevole e garbato, non ci si aspettava altro. Al principe azzurro si chiede molto. E questo può anche andar bene.

Molto, però, non significa troppo, e troppo presto. Esiste un lungo elenco di modi per far fallire il magico incontro preparato con tanta cura per noi da Cupido. Un buon sistema per sbagliare, assai comune nel mondo femminile, è caricare sul nuovo arrivato delle aspettative francamente irrazionali. Il meglio intenzionato degli uomini non potrà darci che il suo amore, la sua compagnia, il suo sostegno, forse (qualche volta, qualcuno) il suo appoggio economico. (E quest’uomo si aspetta da noi un sostegno analogo).

Se incontriamo un uomo così, siano già fortunatissime. Ma quest’uomo non potrà salvarci dalle nostre paure, farci sentire sicure in un mondo incerto, vivere per noi, riempire voragini affettive interiori trascurate da anni, salvarci dalla depressione, farci divertire ogni giorno, non deluderci mai…

Ma il più classico degli errori femminili è la fretta. Anche gli uomini, una volta certi di avere di fronte la donna ideale, la loro principessa, sono disposti a dare moltissimo. Ma devono, appunto, essere sicuri di quello che sentono. E’ giusto e comprensibile. Una donna che li elegga a principi azzurri prima di averli conosciuti a fondo li insospettisce. Li fa scappare. Meglio stare attente. Altrimenti Cupido dovrà ricominciare daccapo.

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