Filosofia e Felicità

Il Filosofo TascabileLa filosofia può aiutarci a essere felici? Giro la domanda ad Armando Massarenti, che cura la rubrica Filosofia Minima sul domenicale del Sole 24 Ore

Armando Massarenti è inoltre autore de “Il filosofo tascabile. Dai presocratici a Wittgenstein. 44 ritratti per una storia del pensiero in miniatura” (Guanda), libro interessante e divertente in cui racconta con affetto, leggerezza, e un po’ di irriverenza, le vite dei grandi pensatori.

Ti faccio subito la domanda più importante, quella che probabilmente tutti ti fanno visto che rispondi già subito nell’introduzione del tuo libro: a cosa serve la filosofia? Può veramente dirci come funzionano il mondo, l’uomo, il destino?

Ti rispondo con le parole di Bertrand Russell: “La filosofia va studiata non per amore delle risposte precise alle domande che essa pone, perché nessuna risposta precisa si può, di regola, conoscere, ma piuttosto per amore delle domande stesse; perché esse ampliano la nostra concezione di ciò che è possibile, arricchiscono la nostra immaginazione e intaccano l’arroganza dogmatica che preclude la mente alla speculazione”.

Una vera dichiarazione per il libero pensiero… Per amore delle domande te ne faccio subito una che riguarda il titolo di questo blog: la filosofia può aiutarci a essere più felici?

Io direi di sì: senz’altro comunque può aiutarci in qualche maniera a definire meglio il concetto stesso di felicità. Molti filosofi infatti tendono forse più a uno stato di saggezza piena, riflessiva e serena, che non a una felicità intesa in senso superficiale e banale. E’ questo per esempio il senso di una battuta di John Stuart Mill, che scrive “Meglio un Socrate triste che un maiale soddisfatto”. In realtà anche Mill è favorevole alla ricerca della contentezza: usa però questa frase per criticare un altro filosofo, Bentham, che accusava di sponsorizzare la ricerca della felicità in una maniera secondo lui un po’ semplicistica (non era poi così vero).

Insomma il termine felicità è un po’ problematico in filosofia… O è proprio l’argomento in sé che non attira i filosofi?

In realtà sono piuttosto rare le filosofie basate sulla felicità. Le teorie morali nei secoli hanno teso più spesso a condannare, castigare, infliggere punizioni e limitazioni. Però per fortuna ci sono le eccezioni. Per esempio Aristotele: parla di eudaimonia, che non è semplicemente la felicità, come spesso la si traduce, ma sta nella fioritura completa delle potenzialità tipicamente umane. Si traduce di fatto in un invito a coltivare se stessi e a riflettere: per Aristotele le virtù cambiano da persona a persona, ma la virtù somma è l’attitudine contemplativa, che realizza “il fiore proprio dell’uomo” ovvero la razionalità. Ma non in senso arido e astratto: è intesa piuttosto come la virtù che ci permette di agire sempre nel modo più giusto e più saggio.

Ma c’è qualche filosofo che affronta di petto l’argomento, e si prefigge direttamente una teoria del benessere?

Sì: Jeremy Bentham, fondatore dell’utilitarismo, dice chiaramente di voler costruire una morale basata sulla felicità. Afferma che dovremmo essere spinti ogni giorno nelle nostre azioni a fare qualcosa che aumenti la nostra felicità e quella di chi ci sta accanto. Da vero autore liberale, ci invita a coltivare individualmente noi stessi. La diversità umana è per lui (ma lo sarà più esplicitamente per Mill), fonte del bene comune: auspicava che ognuno avesse il diritto e la possibilità di coltivare il proprio carattere e le proprie attitudini, poiché questa fioritura umana differenziata e questa gioia avrebbero contribuito al bene comune. Le sue teorie stanno alla base delle riforme sociali dell’Inghilterra dell’800: è il primo seme che porterà al Welfare State…

Leggendo le vite dei filosofi impariamo qualcosa su di noi?

Penso proprio di sì. La mia idea nello scrivere questo libro non era infatti di fare un piccolo Bignami della filosofia, ma far vedere come pensiero e vita dei grandi pensatori si intreccino tra loro. L’idea è di permetterci anche rispecchiamenti o prese di distanza, simpatie e antipatie istintive con questo o quel filosofo: da qualcuno vorremo imparare, da qualche altro vorremo rifuggire.

Di questi 44 filosofi quali sono stati quelli più sereni, e più felici?

Uno famoso per il suo splendido carattere era David Hume, non a caso soprannominato il “bon David” e considerato uno degli uomini più saggi e piacevoli mai vissuti. I biografi hanno setacciato ogni istante della sua esistenza senza riuscire a trovare alcun esempio di azione meschina o malvagia. Ma forse quello più felice e in pace con se stesso è stato Michel de Montaigne: nei suoi Saggi racconta le riflessioni, i pensieri, le azioni di un uomo che è in pace con se stesso, che prende le sue naturali caratteristiche (incoerenze e contraddizioni comprese) senza né biasimarsi né colpevolizzarsi. Una grande autoaccettazione, una suprema fedeltà a se stesso, che non elimina la capacità di riflettere, di dubitare, di cambiare idea.

Nel libro non c’è il ritratto di Epicureo, il filosofo della felicità morigerata…

Esatto: Epicuro, a differenza di quanto si crede comunemente, non sponsorizzava il piacere tout court, ma quello dato da una attentissima misura nelle cose, nelle azioni, nei comportamenti. Quello che mi piace della scuola epicurea, ma anche degli scettici, degli stoici, dei cinici (tutte filiazioni della scuola socratica e poi platonica) era che la filosofia non era solo una teoria più o meno onnicomprensiva, ma diventava uno stile di vita: il filosofo sceglieva di vivere come persona riflessiva, ponendosi in continuazione domande, facendo ogni giorno riflessioni e veri e propri esercizi di pensiero (oggi diremmo esercizi spirituali) per continuare a coltivare se stesso.

E questa riflessione fa crescere, ma non finisce mai…

No, non finisce mai. Ma in fondo non è un problema. Mi è piaciuto chiudere il libro con le parole di Ludwig Wittgenstein: “quando uno crede di aver trovato la soluzione del ‘problema della vita’ e vorrebbe dire a se stesso: ‘adesso è tutto semplice’, per confutarsi gli basterebbe ricordare che c’è stato un tempo in cui la soluzione non era stata trovata; eppure anche in quel tempo vivere doveva essere possibile”.

Armando Massarenti è responsabile della pagina Scienza e filosofia del domenicale del Sole 24 Ore, dove si occupa, dal 1986, di Storia e Filosofia della Scienza, Filosofia Morale e Politica, Etica Applicata e dove tiene la rubrica Filosofia Minima.

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