Alcol e donne

IL 30-40% delle persone che frequentano AA è di sesso femminile. Ma chi sono queste donne? Il profilo dell’alcolista sta cambiando, dicono ad AA.

In passato erano il più delle volte casalinghe, che bevevano in casa, lontano da occhi indiscreti, affogando nell’alcol la disperazione per la solitudine, o per un matrimonio mal riuscito. Oggi sono sempre più spesso donne giovani, professioniste: iniziano a bere un aperitivo in più con gli amici, un bicchiere di troppo a una cena di lavoro: si accorgono magari che l’alcol dà una (momentanea e illusoria) sicurezza. Dati certi è impossibile averli, ma l’impressione è che lo stress lavorativo, la competizione per emergere, il bisogno di essere sempre all’altezza giochino un ruolo non indifferente. Il bicchiere dà la spinta, ma poi diventa una trappola.

Però le casalinghe ci sono ancora, anzi: oggi c’è più informazione, e dunque tante persone anche anziane vincono la vergogna, e si affacciano ai gruppi.

Le donne fanno più presto a diventare dipendenti dall’alcol, e lo reggono meno bene degli uomini: “Nel loro organismo è carente un enzima che aiuta a metabolizzarlo” spiega Allaman Allamani, coordinatore del centro alcologico dell’ASL di Firenze. “Inoltre il corpo della donna contiene più grassi, quello dell’uomo più acqua: i maschi dunque disperdono meglio la sostanza, le donne è come se la trattenessero di più”.

L’alcolismo ha effetti nefasti sempre, ma è particolarmente dannoso in gravidanza. Pensate che la ricerca negli ultimi dieci anni sostiene che in quel periodo non bisognerebbe bere affatto! “Nei casi di alcolismo più serio, può verificarsi la sindrome fetoalcolica: minore sviluppo del feto, una testa più piccola, un palato alterato” prosegue il dottor Allamani. “Anche la vecchia storia che bere birra durante l’allattamento va sfatata: è tutto alcol che passa al piccolo, che può interferire con lo sviluppo del cervello e degli organi”.

Ma una donna alcolista non sa che sta provocando danni al feto prima, e ai suoi bambini poi, durante l’infanzia, spaventandoli con il proprio comportamento strano, aggressivo, incoerente, oppure trascurandoli? No, spesso non lo sa, o meglio non vuole saperlo: tutti gli alcolisti portano in sé una potente carica di negazione, per cui le donne si raccontano “mia figlia non mi ha mai vista bere, dunque va tutto bene”. E anche quando si rendono conto della situazione, la coscienza del danno ai figli le fa sentire ancora peggio, e questo senso di indegnità potrebbe spingerle a bere ancora di più: smettere è difficile, sinché si è sole, sinché non si chiede aiuto.

Riferimenti

Servizi Generali Mondiali http://www.alcoholics-anonymous.org
Grande libro on line http://www.aa.org/bigbookonline
Alcolisti Anonimi Italia http://www.alcolistianonimiitalia.it/

Questo articolo fa parte di una serie: Gli altri articoli della serie sono:

Il programma in Dodici Passi degli Alcolisti Anonimi: un percorso per il recupero dall’alcolismo e da altre dipendenze
Come nascono i gruppi degli Alcolisti Anonimi
Per chi è Alcolisti Anonimi
I Dodici Passi: come il metodo degli Alcolisti Anonimi aiuta a vincere le dipendenze. I primi tre passi: l’affidarsi
Il programma dei Dodici Passi: quarto, quinto, sesto e settimo. Guardare dentro se stessi
Il programma dei Dodici Passi: ottavo, nono, decimo, undicesimo e dodicesimo. L’ammenda e il recupero
Alcol e donne
Il programma dei Dodici Passi per la dipendenza da droghe, da cibo, dal fumo, dal gioco, dallo spendere compulsivo
Vivere con un alcolista
La co-dipendenza: i gruppi di sostegno per i familiari

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *